Spi, Fnp e Uilp Veneto: «Medici di medicina generale a pagamento? No, grazie»

I sindacati dei pensionati del Veneto bocciano la proposta di un ambulatorio privato di Treviso: «Iniziativa grave, si rischia una deriva privatistica della sanità. La Regione prenda le distanze»


Venezia-Mestre, 27 ottobre 2022 - «Medici di medicina generale a pagamento? No, grazie. La salute è un bene primario e il sistema sanitario in Italia è e deve restare universale, pubblico e, di base, gratuito». È chiara e netta la posizione dei sindacati dei pensionati di Cgil Cisl e Uil del Veneto di fronte all’iniziativa lanciata a Treviso da un ambulatorio privato che ha deciso di offrire i servizi dei propri medici con il corrispettivo di una somma corrispondente a una specie di “ticket”. Un vero e proprio caso di “privatizzazione” selvaggia della sanità regionale che preoccupa e mette in allarme i rappresentanti dei pensionati, in sintonia con i timori espressi dalla stessa Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg).


«Anche se stiamo parlando di una iniziativa individuale - avvertono Elena Di Gregorio, Tina Cupani e Debora Rocco, segretarie generali di Spi, Fnp e Uilp del Veneto - la riteniamo grave e fuorviante perché questo servizio nulla ha a che vedere con la Medicina generale e con gli obiettivi del Sistema Sanitario Nazionale e Regionale. Il medico di base è un punto di riferimento imprescindibile per la popolazione e ancor più per le persone anziane, oltre che del Ssn. I grandi errori di programmazione da parte della Regione stanno creando disagi e disservizi a migliaia di cittadini, molti dei quali si sono ritrovati da un giorno all’altro senza medico. In molti studi il medico deve assistere ben più di 1.500 pazienti quando per un servizio adeguato dovrebbero seguire massimo 1.000 - 1.300 persone. A queste criticità - proseguono i sindacati - non si può certo rispondere intraprendendo una deriva privatistica. Sarebbe inaccettabile. Il diritto alla salute è sancito e tutelato dalla nostra Costituzione. E non è appannaggio solo di chi ha disponibilità economiche. Prevedere un sistema a pagamento per il medico di famiglia - proseguono le segretarie - significa creare ancora (come succede con le visite specialistiche) un divario fra chi può permettersi di pagare e riesce a curarsi e chi è costretto a lunghissime attese, telefonate a vuoto, visite e controlli rinviati a data da destinarsi. Ricordiamo che ci sono persone che non si curano, evitando per esempio il dentista, perché non hanno possibilità economiche».


Qualche tempo fa i sindacati hanno denunciato la presenza in Veneto di circa 640 zone carenti di medici di base, l’86% in più del 2019. E hanno invitato la Regione ad adoperarsi con il Ministero della Salute perché istituisca 600 borse di studio di medicina generale, unica soluzione per attenuare, almeno in parte, la penuria di professionisti, particolarmente sentita dalle persone anziane e da chi abita nelle zone più periferiche e isolate del territorio.


«Chiediamo all’assessora Lanzarin di prendere le distanze dall’iniziativa di Treviso e di chiarire la posizione della Regione - concludono le segretarie di Spi Cgil Fnp Cisl e Uilp -. Bisogna ribadire in modo netto che mai e poi mai la Regione favorirà o incoraggerà iniziative di questo genere perché, come detto, contrastano con l’articolo 32 della Costituzione e con il concetto stesso di sanità pubblica e universalistica che, proprio nei servizi del medico di medicina generale, trova una delle sue più importanti applicazioni».