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E se i pensionati scioperassero? Cosa accadrebbe?

  • 16 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Cosa succederebbe se, da un giorno all’altro, le pensionate e i pensionati decidessero di fermarsi?Non di scendere in piazza, ma semplicemente di sospendere quel contributo quotidiano che garantiscono in silenzio da anni. Non è un esercizio di fantasia né una provocazione retorica: è un modo diretto per raccontare la realtà del nostro Paese.


L’Italia si regge anche – e spesso soprattutto – sul lavoro non riconosciuto delle persone anziane. Un lavoro che non compare nei bilanci dello Stato, ma che sostiene l’economia reale, le famiglie, le comunità locali e la stessa vita democratica. Basta guardare alla quotidianità: i pensionati rappresentano una delle fasce di popolazione più presenti nei consumi di prossimità, dalle farmacie ai supermercati, dai trasporti locali ai piccoli esercizi commerciali. Se questo flusso si interrompesse anche solo per pochi giorni, interi settori entrerebbero immediatamente in difficoltà, rivelando quanto l’economia dei territori dipenda dagli over 65.


Ma l’impatto più profondo si vedrebbe nelle famiglie. Nonni e nonne svolgono un ruolo decisivo nel colmare le lacune di un sistema di servizi spesso insufficiente: accudiscono i nipoti, li accompagnano a scuola, coprono emergenze di assistenza, sostengono economicamente figli e figlie schiacciati dal costo della vita. Questo welfare informale, invisibile ma indispensabile, è uno dei pilastri nascosti del Paese. Senza di esso, la fragilità del sistema sociale emergerebbe in tutta la sua evidenza.

C’è poi un altro ambito fondamentale che rischierebbe il collasso: il volontariato. Dalla protezione civile alla Croce Rossa, dalle parrocchie alle biblioteche, dalle attività culturali al supporto alle persone più vulnerabili, una parte decisiva delle energie viene dalle pensionate e dai pensionati. Sono loro a garantire continuità, competenze, presenza costante. Uno stop improvviso significherebbe meno assistenza, meno servizi, meno comunità.


Infine, verrebbe colpito il cuore della partecipazione civica e democratica. Nei comitati di quartiere, nelle consulte, nelle assemblee pubbliche, nei seggi elettorali, la presenza dei pensionati è spesso determinante. Sono il presidio della cittadinanza attiva nei territori. Senza di loro si aprirebbe un vuoto pericoloso, fatto di minore partecipazione, minore controllo democratico, minore coesione sociale.

Ecco perché parlare di uno “sciopero dei pensionati” non è una provocazione, ma una constatazione.


Le pensionate e i pensionati tengono insieme il Paese. Continuare a considerarli un costo da contenere, anziché una risorsa da valorizzare, significa indebolire le fondamenta stesse della nostra società. Riconoscerne il ruolo, tutelarne i diritti e garantire loro dignità non è solo un dovere morale: è una scelta necessaria per il futuro di tutti.

 
 
 

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