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Case di riposo venete, l’appello del sindacato dei pensionati:

“Vanno subito riformate. Gli 810 anziani morti per il Coronavirus testimoniano le falle del sistema veneto”

Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp chiedono a palazzo Balbi la riconvocazione immediata del tavolo regionale, l’istituzione di Osservatori provinciali per monitorare costantemente la situazione nelle Rsa. Serve un cambiamento radicale

Venezia, 09 giugno 2020 - Cosa succederà nelle case di riposo venete ora che la situazione si sta “normalizzando” dopo la strage causata dal Coronavirus? È questa la domanda che i sindacati dei pensionati di Cgil Cisl e Uil pongono alla Regione, di fronte a un numero impressionante di morti, (810) che testimonia la fragilità delle “nostre” residenze per anziani e che ne impone una immediata riforma.

Partendo da tali considerazioni, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil lanciano un appello a palazzo Balbi, affinché si riconvochi subito il tavolo regionale, coinvolgendo tutti gli “attori” in campo, e vengano istituiti osservatori provinciali (come quello avviato nel Trevigiano) per monitorare in modo sistematico la situazione nelle case di riposo venete e programmare i necessari interventi.

«Nella nostra regione sono morte a causa dell’epidemia quasi 2 mila persone - commentano i segretari generali veneti Elena Di Gregorio (Spi Cgil), Vanna Giantin (Fnp Cisl) e Fabio Osti (Uilp Uil) - fra queste, 810 erano ospiti delle residenze per anziani. Ecco la palese dimostrazione che, come diciamo da tempo, tali strutture vanno riformate anche in considerazione del fatto che gli ospiti hanno una età media superiore agli 85 anni, e la maggior parte di loro non è autosufficiente. Ciò che è successo deve essere da stimolo per un cambiamento strutturale delle Rsa e non lo si può archiviare come un fatto eccezionale e isolato. Va ripensata tutta la filiera della cura degli anziani che, ricordiamocelo, sono una risorsa per la comunità e non un peso. Per questo chiediamo l’immediata riconvocazione del tavolo regionale e la creazione di osservatori provinciali permanenti sulle Rsa del nostro territorio e soprattutto chiediamo che nella Riforma futura delle Rsa queste rientrino nel piano di riorganizzazione della sanità pubblica».

Allo stato attuale, la Regione ha emanato le linee guida che riguardano l’accesso di nuovi ospiti e dei familiari all’interno delle strutture «ma, - aggiungono Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil - chi controllerà come verranno applicate nelle residenze? La Regione spiega solo le nuove modalità di ammissione e accesso di anziani nelle case di riposo, ma non c’è alcun accenno a come deve essere fatta la riorganizzazione. E, soprattutto, non si parla di riforma, di quelle pubbliche e dei controlli di quelle private». Sul fronte degli accertamenti i sindacati dei pensionati veneti approvano l’istituzione della commissione d’inchiesta che deve fare luce su quanto accaduto nelle case di riposo venete. «In questo momento una operazione “verità” è più che mai necessaria», spiegano.

«Anche la Regione ha però le sue responsabilitàsottolineano ancora i segretari - È intervenuta tardi, quando il dramma nelle residenze venete si stava già consumando. In più spetta a palazzo Balbi l’accreditamento e il finanziamento della quota sanitaria delle case di riposo, non può lavarsene le mani».

La commissione d’inchiesta deve essere un punto di partenza per avviare una riforma del sistema perché, ribadiscono i sindacati dei pensionati, «le residenze per anziani non sono più adeguate alle nuove esigenze, soprattutto sanitarie, di chi vi è ricoverato. La salute degli ospiti non può essere lasciata nelle mani del mercato: dramma di questi mesi non deve ripetersi mai più».










































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